Persa

 

Persa. In piedi.

Un albero col tronco spesso.
Una buccia di corteccia stratificata.

Le radici
intricate, contorte,
tirate a nervi sotto terra
vengono strappate via.

Spilli flessibili
incastonati come tessere preziose
di un mosaico
in ogni centimetro di pelle.

Ancheggiare
in un movimento costante,
a tratti sinuoso e perverso
quando lo sguardo incontra se stesso
nel riflesso poco chiaro di una vetrina.
Le curve dei fianchi,
scandiscono
l’onda del tempo della città nuova.

Passi sospesi in un lembo
di terra, di prato profumato.
Uccelli con ali blu
abitano il giardino che non è mio.

Io, ospite di quel giardino,
di quegli uccelli.
Io, ospite della città nuova,
ospite di questa vita
in continuo peregrinare.

Ospite di questo battito che non mi appartiene,
che come una cisterna grande, di cui non si vede il fondo,
raccoglie ogni goccia
e le conserva a lungo,
quasi dimenticandosene.

Seduta in un piccolo spazio verde
le braccia annodate alla vita,
quasi non volessero lasciarmi sola.

 

.script Daniele Balducci