Persa
Persa. In piedi.
Un albero col tronco spesso. Una buccia di corteccia stratificata.
Le radici intricate, contorte, tirate a nervi sotto terra vengono strappate via.
Spilli flessibili incastonati come tessere preziose di un mosaico in ogni centimetro di pelle.
Ancheggiare in un movimento costante, a tratti sinuoso e perverso quando lo sguardo incontra se stesso nel riflesso poco chiaro di una vetrina. Le curve dei fianchi, scandiscono l’onda del tempo della città nuova.
Passi sospesi in un lembo di terra, di prato profumato. Uccelli con ali blu abitano il giardino che non è mio.
Io, ospite di quel giardino, di quegli uccelli. Io, ospite della città nuova, ospite di questa vita in continuo peregrinare.
Ospite di questo battito che non mi appartiene, che come una cisterna grande, di cui non si vede il fondo, raccoglie ogni goccia e le conserva a lungo, quasi dimenticandosene.
Seduta in un piccolo spazio verde le braccia annodate alla vita, quasi non volessero lasciarmi sola.
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